Nell’estate del 2011 le campagne del basso Salento sono state scenario del più importante e lungo sciopero auto-organizzato di braccianti stranieri, tutti africani, impiegati nel settore agricolo. Nel cuore dell’estate salentina tra spiagge, concerti e notti tarantolate, alcune centinaia di braccianti occupati nella raccolta delle angurie e del pomodoro sotto la sferza del sistema del caporalato «etnico» e di un padronato italiano poco propenso alla meccanizzazione hanno incrociato le braccia e preso la parola direttamente.
Questo volume ricostruisce le dinamiche che hanno determinato prima e sostenuto poi allo sciopero. Si tratta di un’esperienza che ha costituito per alcune settimane un vero e proprio laboratorio politico.





