La Puglia continua a meritarsi l’appellativo di laboratorio politico. Ma, in occasione della definizione del candidato del centrosinistra, ha rischiato di somigliare a quello di un alchimista pasticcione piuttosto che a quello di un chimico. Laddove la differenza tra alchimia e chimica sta nella approssimazione della prima a favore della precisione della seconda. Sì, è vero, anche la chimica non è una scienza esatta, ma è anche vero che la chimica è ancora oggetto di Premio Nobel, mentre la al-khymeia è archiviata come ingenua precorritrice della moderna scienza, oggi buona soltanto per ambientarci romanzi fantastici e film di maghetti intraprendenti. Quanto accaduto nel centrosinistra pugliese, e mi riferisco all’ostracismo versus Nichi Vendola che ha preceduto le primarie del centrosinistra, indicava che si è persa la sana e democratica pratica del fare politica nella sociale e nelle sezioni di partito, preferendo le ovattate e segrete stanze dei soliti noti, lontane dalla strada e cioè dai problemi che la difficile realtà quotidiana impone ai più.
Tale atteggiamento sta ormai comportando il tramonto di una altra Repubblica dove i partiti non godono più di fiducia mentre, se va bene e a chi va bene, ne godono i singoli leader. Da qui, anche, la personalizzazione della politica alla quale ob torto collo pure a sinistra ci si è piegati. Sicuramente dal 1 aprile occorrerà non disperdere il patrimonio di rapporti, conoscenza e motivazione che si sta accumulando in questa campagna elettorale, altrimenti dovremmo ammettere che come nel centrodestra anche a sinistra esiste una sofferenza che andrà compresa ed elaborata.
Le coalizioni sono importanti, poiché è ormai senso comune che da soli, anche quando si ha ragione da vendere, non si va lontano e la percezione della propria soggettività, per quanto benevola, non può essere separata dall’inclusione dell’altro in se stessi, dal considerare l’altro da sé. Il problema si pone nel momento in cui l’altro è demonizzato (tutto il male risiede in lui) o quando è “angelizzato”, determinando una pericolosa acriticità in entrambi i casi. Il problema, cioè, sta nella estremizzazione, per cui fratello o nemico, da questo punto di vista, pari sono.
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