Sembra incredibile ma anche questo succede nell'Italia di oggi. Vi ricordate lo scandalo delle navi radioattive affondate nel Mediterraneo e più specificatamente quella al largo delle coste Calabresi dove si intravedeva addirittura un teschio da un oblò? Bene, quello che stiamo per raccontare ora ha dell'incredibile...

Dopo l'estate scoppia quindi il caso delle navi radioattive con una prima attività esplorativa condotta dal sig. Riccardo Bocca, pilota del Rov - Remotely Operated Vehicle, il congegno meccanico dotato di telecamera per l'esplorazione dell'ambiente sottomarino - che il 12 settembre scorso scese a 470 metri per verificare se nelle stive di quello scafo c'erano o no dei bidoni sospetti. E secondo la sua indagine scaturisce che fosse appunto una nave recente piena di fusti affondata apposta per far sparire materiale radioattivo non facilmente gestibile.
l'altro la Ministra Prestigiacomo, che tutto potrebbe fare tranne il ministro per l'ambiente, auspicava che l'indagine si concludesse nel periodo più breve possibile visto che costava 40.000 euro al giorno. Strano che tali auspici non vengano rivolti anche alle Brambille di turno che si fanno prendere da casa con la macchina blu per farsi portare a lavoro pagando con i soldi nostri e altrettanto strano è che tali auspici non vengono rivolti verso il Capo del Governo e i suoi degni ministri che amano volare da una parte all'altra dell'Italia con gli aerei di Stato in barba alla casta e alla spesa pubblica.
Comunque sia come era facile aspettarsi esce la verità di comodo che salva la 'Ndrangheta e il Governo, la nave calabrese che tanto scalpore fece, è una nave passeggeri affondata nel 1917. Tutti felici e tutti allegri per il pericolo scampato e per i soldi risparmiati. Bene, oggi 6 Novembre 2009 l'Espresso pubblica il resoconto invece del pilota del ROV che fece la prima immersione confermando che in realtà la nave governativa ha detto una bufala visto che si è scostata parecchie miglie dal punto in cui c'è la nava radioattiva e visto che le misure della vecchia nave non corrispondono a quanto lui ha visto. Conferma inoltre la stiva piena di bidoni tanto che "neppure i pesci riuscivano a passarvi".
Bene, tutti felici e contenti là nel Governo, ma a noi rimane una nava radioattiva e chissà quante altre. Che vergogna ministro!































Commenti
http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/11/mills-nella-rete-dei-trafficanti.html
di fabio storino
Se ci si dovesse affidare alle conclusioni della stampa inglese, allora si dovrebbe dire che dove ci sono affari poco chiari c'è David Mills.
La storia dell'avvocato condannato per la tangente ricevuta dal gruppo Fininvest incrocia per due volte le rotte delle navi dei veleni. La prima l'ho raccontata ieri. I rapporti con l'armatore Attanasio (proprietario della "Mare Oceano", la nave che ha effettuato le indagini al largo di Cetraro) sono entrati a pieno titolo nel processo che ha visto la sua condanna e preoccupa i legali di Silvio Berlusconi.
C'è, però, un precedente inquietante, documentato in un report di Greenpeace che risale al 1997. Il nome scelto per il rapporto-denuncia sul traffico internazionale di rifiuti è emblematico: "The network", la rete. Per la prima volta spuntavano fuori nomi, connessioni, società.
Si accendevano i riflettori sugli "interessi finanziari che nell'ultimo decennio ha dato supporto e copertura ad una serie d'imprese criminali legate ai traffici internazionali ed allo smaltimento illegale di rifiuti". Tra i personaggi segnalati dagli attivisti c'è anche l'avvocato inglese, all'epoca titolare di uno studio molto in voga nella City londinese. Mills non era segnalato come "trafficante" di rifiuti, ma era sospettato di offrire i suoi servizi al "nework".
Cosa c'entra tutto questo con le navi a perdere?
C'entra eccome, perché il punto di partenza della mappa ricostruita da Greenpeace è il progetto Oceanic disposal management (Odm), che tra il 1987 e il 1996 ha esportato migliaia di tonnellate di rifiuti in molti paesi del Terzo Mondo. Ecco, il tramite con le finanziarie europee coinvolte in questo sistema di smaltimento è Giorgio Comerio da Garlasco, l'ingegnere che aveva collaborato con il centro Euratom di Ispra per realizzare il sistema con cui conficcare sul fondo degli oceani le scorie radioattive ed è il padre di Odm.
Comerio aveva provato a vendere il sistema ad alcuni stati africani. E', nella sua esperienza di contatto internazionale, aveva conosciuto David Mills che nel business era entrato con la sua Filtrade services International.
Lo stesso avvocato ha dichiarato al quotidiano inglese "The Indipendent" di avere avuto un contatto telefonico con Comerio. E sempre Mills, documenta Greenpeace, sarebbe stato in affari con Filippo Dollfus, azionista della Odm. Quello che sarebbe interessante sapere, a questo punto, è se anche una sola volta le trattative del Comerio e dei suoi uomini abbiano portato all'effettivo smaltimento sotto il mare dei rifiuti radioattivi. Quello che si sa per certo, invece, è che un legale aveva contatti con l'uomo nella cui casa è stato trovato il certificato di morte di Ilaria Alpi e aveva come cliente l'armatore le cui navi, oggi, indagano sui fondali calabresi alla ricerca di una imbarcazione che sembra scomparire e riapparire.
Se non fossero tutte coincidenze fortuite ci sarebbe di che preoccuparsi.
Avere però coscienza di come sono andati gli eventi e della clamorosa retromarcia sulle navi dovrebbe quantomeno farci insospettire.
Ragionare per partito preso non ha aiutato mai la verità
So già che son parole al vento queste...
Io personalmente mi fido di l'Espresso e del lavoratore che pilotava il robot.
Poi ognuno alla fine si fida di chi si vuole, ma o ci fidiamo o meno la nostra salute ne risente ugualmente. La tua fiducia non ti proteggerà dalla radioattività della catena alimentare (sempre se abiti in Calabria, casomai sei un polentone che parla per partito preso)
Come dice il proverbio, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/una-nave-e-mille-misteri/2113913&ref=hpsp
Quindi speriamo bene...
Ecco perché la procura antimafia sta interrogando pentiti e sta effettuando indagini...
«I rifiuti radioattivi non ci sono»
Niente “Cunski”, niente fusti e soprattutto niente scorie radioattive. La nave scoperta a largo di Cetraro non è il cargo dei veleni indicato dal pentito di ’ndrangheta Francesco Fonti ma la “Catania”, una nave passeggeri affondata nel 1917. Lo ha chiarito ieri pomeriggio durante una conferenza stampa nella sede della Direzione nazionale antimafia il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
La “Catania” risulta dell’armatore “Società marittima italiana” di Genova. Costruita a Palermo nel 1906, è stata silurata nel corso della Prima guerra mondiale da un sommergibile tedesco il 16 marzo 1917 a largo di Cetraro nel viaggio di ritorno sulla tratta Bombay-Napoli, quindi a poche centinaia di miglia dal porto di destinazione.
Al fianco del ministro ieri in conferenza stampa c’era il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, il quale ha aggiunto che sono escluse contaminazioni radioattive fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 km. Il procuratore ha però invitato a non abbassare la guardia, anzitutto pensando ai livelli di radioattività fuori dai limiti e alla presenza di metalli pesanti scoperti nell’entroterra del Tirreno cosentino, a poche decine di chilometri dallo specchio di mare in cui è stata individuata la nave dei misteri: «Il caso del relitto di Cetraro è chiuso ma quello dell’inquinamen to, in generale, della Calabria è sempre aperto». Grasso ha sottolineato che «serve certo un programma organico di interventi per la Calabria, per accertare se vi è necessità di bonifiche alle quali procedere con risorse adeguate». Il procuratore s’è impegnato a procedere ad ulteriori indagini.
Sull’argomento è tornato anche il ministro Prestigiacomo, assicurando che partiranno le verifiche sull’inquinamen to a terra. «Speriamo di non trovare radioattività come a mare. Il ministero dell’Ambiente ha consegnato il piano di caratterizzazio ne per le verifiche dell’inquinamen to a terra – ha concluso la Prestigiacomo – e nelle prossime settimane si effettuerà una campionatura e controlli incrociati. Il governo in Calabria è in prima linea e da parte nostra c’è la massima presenza». Un appello a non frenare gli accertamenti è giunto pure dal vicepresidente nazionale di Legambiente, Sebastiano Venneri: «Il risultato dell’indagine su Cetraro non deve in alcun modo rappresentare una battuta d’arresto nella ricerca della verità sulle navi dei veleni e su tutte le vicende relative ai traffici illeciti di rifiuti tossico-nocivi e radioattivi nel nostro Paese. Che l’Italia e il Mediterraneo siano stati teatro di smaltimenti illeciti, non è infatti una fantasia ambientalista ma un fatto, denunciato e provato da molteplici fonti e indagini», ha concluso Venneri. All’incontro con i cronisti ha partecipato anche il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, che coordina le indagini sulla nave dei misteri assieme al procuratore Vincenzo Lombardo. Borrelli ha sottolineato che non ci sono rifiuti tossici nella nave ritrovata a Cetraro, perché «la stiva della nave è vuota». Riferendosi alle notizie circolate sulle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, il magistrato ha chiarito che «in nessuna circostanza Fonti ha detto che i rifiuti siano stati seppelliti nel greto del fiume Oliva».
Sigillato l’allarme radioattivo, resta il problema dell’allarme generato dalla scoperta del relitto e delle conseguenze che la notizia ha avuto sull’economia ittica e turistica calabrese. I sindaci del Tirreno chiedono di riabilitare l’immagine di un territorio, di una regione uscita in ginocchio da voci che davano per certa la presenza di un relitto contenente fusti radioattivi al largo della costa». Proprio coi sindaci del Tirreno e con la Regione ha polemizzato il ministro dell’Ambiente per come questa vicenda è stata gestita, e perché ha dovuto «registrare l’ostilità di sindaci, amministratori locali e persino della regione Calabria. La polemica ha fatto in modo che la pesca in Calabria è in ginocchio per un allarme ingiustificato» . Infine, secondo fonti della Procura nazionale antimafia le operazioni di recupero effettuate dalla nave oceanografica sono costate circa 47mila euro al giorno.
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