Non è un caso che sia stato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, in passato ad esporsi in prima persona per difendere il collega Nicola Di Girolamo in questi giorni raggiunto da un ordine di arresto e accusato di essere legato alla grande criminalità organizzata. L’ex ministro delle Comunicazioni intervenendo a Palazzo Madama per bypassare il parere della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (favorevole all’annullamento dell’elezione del senatore) un anno fa non faceva altro che tutelare gli interessi politici di un parlamentare appartenente alla sua corrente, un avvocato-imprenditore che al momento delle candidature lui stesso aveva provveduto a sponsorizzare.
SENATORE INELEGGIBILE – in principio era stato il signor Raffaele Fantetti, primo dei non eletti nella ripartizione Europa, a sollevare i dubbi sul conto di Di Girolamo, mettendo in luce la mancanza dei requisiti di eleggibilità del senatore eletto nella circoscrizione Estero: la Magistratura lo accusava, infatti, di aver falsificato i documenti che attestavano il possesso dei requisiti di candidabilità. La sua esperienza sembrava, quindi, dodici mesi fa destinata a volgere al termine. Se non fosse per il repentino intervento degli amici di partito. E’ proprio Gasparri, quindi, il 29 gennaio 2009, a guidare con successo la controffensiva. Nonostante la Giunta avesse accertato quella mancanza di requisiti e avesse proposto la decadenza, con un ordine del giorno votato a scrutinio segreto l’Aula del Senato rinviava la decisione fino ai tre gradi di giudizio del procedimento penale.
SALVARE DI GIROLAMO - Il comunicato del senato che ricostruisce attentamente l’iter di quella accesa seduta lascia poco spazio alle interpretazioni: “In apertura, dopo che i relatori, sen. Augello (PdL) e Li Gotti (IdV) si erano rimessi alla relazione scritta, il Capogruppo del PDL Gasparri ha avanzato una questione sospensiva proponendo un rinvio della decisione del Senato giacché i fatti in ordine ai quali è stato aperto il giudizio di contestazione sono anche oggetto di un procedimento penale pendente nei confronti del sen. Di Girolamo, sulla cui richiesta di arresto
l’Assemblea si è già in passato pronunziata in senso contrario”. A nulla era valsa l’opposizione dei senatori Sanna, Legnini, Finocchiaro, Ceccanti, Lusi, Follini, Zanda, Micheloni (PD), Belisario e Lannutti (IdV), i quali avevano contestato l’ammissibilità della sospensione, evidenziandone il carattere dilatorio finalizzato ad un interesse politico che rischiava “di mettere a repentaglio il prestigio e la dignità istituzionale della Giunta”. La maggioranza tirava dritta a sostegno di Di Girolamo. Con successo. Si legge ancora nel comunicato: “I senatori Quagliariello, Compagna, Pastore e De Gregorio (PdL) hanno richiamato le ragioni di opportunità e le esigenze di prudenza che devono spingere ad accogliere la proposta di rinvio, da valutare secondo parametri di ordine garantista e non certo come messa in discussione dell’ottimo lavoro svolto dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari”.
ELEZIONE ILLEGITTIMA – Per l’opposizione sarebbe stato leso il prestigio e la dignità del parlamento e violato l’articolo 66 della Costituzione, che recita: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. Sarà, ma – da quanto emerge negli ultimi tempi – quando c’è da salvare gli amici non c’è norma o sentenza che tenga.
Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/53337/gasparri-santo-paradiso-girolamo/






























