BARI - «L’operazione Alitalia e l’operazione salvataggio dello scalo milanese della Malpensa sono due facce della stessa medaglia: cioè una operazione francamente vergognosa e una pistola alla tempia del Mezzogiorno d’Italia e della Puglia in particolare». Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola è un fiume in piena. Ha scelto di interrompere il suo silenzio vacanziero per denunciare quella che definisce «una truffa ai danni del Paese e della Puglia». Partiamo dall’operazione Alitalia...
«Qui - dice - dopo tantissime tarantelle ci troviamo di fronte ad una classica operazione di “socializzazione dei costi” e di “privatizzazione degli utili”. Nel senso che «la scelta di dividere in due l’operazione tra bed company e good company è scientifica. Significa che sulle spalle dei contribuenti finisce la prima, cioè i debiti della società. Mentre la good company (una specie di restyling dell’azienda) diventa una specie di regalo ad alcune cordate imprenditoriali ». Un esempio? «Benetton appena qualche tempo fa ha ricevuto in dono una nuova convezione per le tariffe autostradali. Come a dire che Benetton comprerà le azioni in Alitalia, ma queste non saranno pagate da lui, ma dagli automobilisti che si vedranno aumentare il pedaggio».
Vendola vorrebbe fare altri esempi per spiegare «il senso della truffa» ai danni degli italiani. «Mi fermo - continua -
Una regione con quattro scali sui quali sono stati investiti 200 milioni di euro e registrato un trend di crescita che nessun altro aeroporto italiano, negli ultimi mesi, può vantare. Eppure di tutto questo non si è tenuto conto». «Perché? Perché la scelta è scientifica, quella di uccidere il trasporto aereo in Puglia. Una scelta miope che non tiene conto che la Puglia è nel cuore del Mediterraneo e poi perchè si compone di un sistema avanzato e efficiente, fatto di quattro scali (Bari, Brindisi, Grottaglie e Foggia) che rappresentano un sistema che ha avuto un exploit senza precedenti. Di fronte a tutto questo se ci fossero logiche politiche legate all’interesse generale piuttosto che a logiche legate agli interessi del Nord, il sistema aeroportuale pugliese dovrebbe rappresentare un pilastro del sistema trasportistico nazionale. Un modello di aeroportualità che è dentro ad un sistema di snodi (porti, aeroporti e ferrovia) che possono fare della Puglia una piattaforma logistica straordinaria».
Invece. «Dalla prossima settimana da Brindisi non si volerà più, nè per Linate, nè per Bologna, perché l’ope - razione finanziaria della compagnia sta ridisegnando la geografia del trasporto aereo. A tutto questo si aggiunge il fatto che se si dà un colpo mortale ai piccoli e medi scali e quindi si prende per il collo il mercato delle voli low cost già provato dai prezzi del greggio, si sta definendo a partire dal piano aeroportuale un modello di sviluppo che ha già condannato a morte il Sud». Fin qui il ragionamento tecnico.
Poi Vendola attacca: «Mi meraviglio - dice -. Anzi non mi meraviglio del silenzio del noto filosofo della concretezza, Raffaele Fitto, il quale protestava quando persino si determinava un semplice ritardo nella partenza di un volo brindisino perché era lui il viaggiatore eccellente, e nulla fa per impedire questo omicidio annunciato dell’economia pugliese. Credo che dovremmo avere una reazione durissima, determinatissima, radicale. È anche su questo banco, per noi così vitale, che misureremo la credibilità delle proposte sul federalismo. È su questo argomento che condizioneremo la nostra disponibilità al dialogo costruttivo». «Per il momento - conclude il presidente della Regione Puglia - mentre noi cerchiamo di alzare lo sguardo al cielo per parlare di futuro, dalla destra di Berlusconi e di Fitto ci vengono soltanto, non a noi in quanto politici ma in quanto Puglia, calci alle gambe e colpi bassi.
Allora su questo chiedo a tutte le forze vive, da Confindustria alla cultura ai sindacati, a tutti coloro che hanno vigilato con tanta puntigliosità sul problema del trasporto aereo, chiedo di fare quadrato. Le polemiche di ieri riguardavano una Puglia in prodigiosa crescita, ma oggi si tratta di alzare la voce contro chi ci condanna ad una retrocessione drammatica».
(C) lagazzettadelmezzogiorno.it - Franco Giuliano






























