Rondelle e tondini pagati al prezzo di quotazione della borsa dei diamanti di Anversa, abbigliamento da lavoro costato quanto un capo da haute couture. È il sospetto sinistro che aleggia sulle forniture all’Ilva di Taranto. La notizia circola da qualche giorno negli spogliatoi, in mensa, tra i corridoi. Il chiacchiericcio tra le tute verdi, con il passare dei giorni, si è fatto sempre più insistente e avrebbe trovato qualche timida conferma in una indagine interna che sarebbe stata commissionata dal numero uno dello stabilimento tarantino ad un manipolo di uomini di sua fiducia.
L’esito degli accertamenti sarebbe stato devastante al punto da far saltare la mosca al naso di Emilio Riva. Il patron del gruppo siderurgico sarebbe pronto a portare le carte in Procura e non si esclude che nei prossimi giorni varchi la soglia del palazzo di via Marche. Si vocifera si tratti di un affare (tutt’altro che un affare per Riva... ) a doppia cifra con numeri da capogiro. La truffa milionaria ai danni del titolare della più grossa impresa del territorio, capace di impiegare stabilmente circa 13mila dipendenti, sarebbe frutto di un meccanismo ben congegnato e altrettanto ben collaudato. Questa clamorosa cresta sulla spesa sarebbe messa in pratica, stando a quanto si dice, da un paio di grosse imprese che forniscono materiale industriale alla più grande acciaieria del Sud Europa, grazie a qualche «gancio» interno allo stabilimento.
Nuvole minacciose si addensano, dunque, sullo stabilimento siderurgico di Taranto. L’accertamento interno sarebbe stato avviato già da alcuni mesi. Il risultato delle indagini sarebbe sconcertante. Tutto sarebbe nato dalla volontà di razionalizzare le spese. Facendosi i conti in tasca, Riva avrebbe notato una macroscopica sporporzione tra le forniture che arrivano in azienda e la cifra pagata alla consegna della merce. Incrociando i numeri, l’imprenditore lombardo avrebbe scoperchiato il classico vaso di Pandora. Dopo una prima serie di controlli a campione, la verifica delle spese starebbe riguardando ora i conti dei magazzini di ogni reparto e ogni unità produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto.
L’inchiesta, che per ora sarebbe solo un accertamento aziendale, senza il coinvolgimento della Procura, rischia di diventare il più grosso terremoto mai registrato nella città delle ciminiere.
MARISTELLA MASSARI (La Gazzetta di Taranto. p.IV)






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